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Collettivo agricolo Cascina Barbàn

Cascina Barbàn è un centro agricolo e culturale di due famiglie fondato nel 2011 da Maurizio Carucci e Martina Panarese.

È una testimonianza di rinascita, di un borgo, di un territorio, di un mondo apparentemente lontano, contadino. 

Un progetto non industriale, che ha a che fare più con lune e persone che con macchine e automatismi.

I decenni passati e il presente sono caratterizzati da monoculture: centinaia di ettari coltivati con la stessa varietà.
Noi siamo per la Biodiversità non solo per una questione etico-sociale ma perchè vuole dire complessità aromatica,

agronomica, fenotipica e culturale. Siamo convinti che nei campi, così come nella società, la biodiversità aiuti le colture e le persone a rimanere in salute. Crediamo che gli esseri umani, nonostante spesso dimostrino di non esseri proprio apprezzabili, si meritino qualcosa di più delle solite quattro varietà di frutta e di verdura presenti nei supermercati.
Da questa mentalità nascono prodotti non omogenei, che mutano a volte sensibilmente di anno in anno ma che
fanno bene, nutrono, emozionano e parlano del posto in cui sono nati e dei volti che li hanno allevati.

Coltiviamo in maniera naturale l’uva, la verdura, il frumento e la frutta.

Naturale nel senso che non utilizziamo la chimica di sintesi. 

Sovescio, letame, rame e zolfo oltre a infusi e decotti, sono gli ingredienti che utilizziamo nei nostri campi. 

Ricerchiamo e coltiviamo vecchie varietà perchè hanno visto più primavere delle altre e dalle nostre parti, in Appennino, si comportano meglio, crescono più sane e vigorose.

Abbiamo recuperato gli ultimi vigneti storici della Val Borbera, nel territorio di Figino ad Albera Ligure.

Lo abbiamo fatto perchè sono gli ultimi, dopo di loro solo la modernità. Crediamo che in questo periodo stori-
co praticare il recupero e investire sulla memoria sia fondamentale per provare a costruire un divenire migliore.

Hanno sessanta, settantanni e all’interno c’è una lunga serie di varietà, alcune autoctone, altre alloctone.
Insieme a Stefano Raimondi, ampelografo ex collaboratore del CNR le abbiamo censite tutte: dal Nibiò all’Uva Rara,
dal Timorasso al Moscato d’Amburgo, dal Barbera al Sangiovese, dal Mostarino, alla Verdera. Una grande giostra, un
circo di biodiversità, praticamente un miracolo dei giorni nostri. Abbiamo parlato e bevuto insieme ad alcuni
contadini che queste viti le hanno impiantate a mano, in inverno, quando non nevicava, perchè crediamo che se si vuole
provare ad andare avanti, in qualsiasi percorso o progetto, bisogna comprendere e valorizzare ciò che è stato fatto
di buono prima del nostro arrivo. La biodiversità in questi piccoli posti si esprime con tutta la sua grande forza
e noi la vinifichiamo tutta insieme, nello stesso momento, in un’unica botte dando vita al Barbàn.

Altrettanto importante è rilanciare, guardare oltre e provare ad immaginare come potrebbe essere il futuro con

le nostre idee in cima. Da una parte stiamo recuperando ciò che abbiamo trovato abbandonato, dall’altra ab-
biamo piantato nuovi vigneti in posti storicamente vocati alla viticoltura: la piana delle Moiette, Pian del te, la

Boffalora.. Ad oggi abbiamo circa 5 ettari di vigne giovani di varietà locali tra cui due, il Muetto e il Mostarino, ab-
bandonate da decenni e recuperate da Maurizio con il supporto scientifico di Stefano Raimondi. Con l’aiuto del no-
stro vivaista Pierpaolo Santamaria poi siamo riusciti a moltiplicarle e a impiantarle, facendo nascere di fatto il primo

vino rosso della Val Borbera da varietà locali.
/
Bassa tecnologia, lunghe macerazioni su bucce e fecce, vinificazione in rosso.
Facciamo vino così."

Tratto dal sito www.cascinabarban.com

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